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Civic Involvement

Storia

La storia delle città che costituiscono il territorio di Alba, Bra, Carmagnola, Langhe, Roero e dintorni è ricca di avvenimenti importanti che hanno lasciato segni significativi, tuttora visibili nelle piazze, nei monumenti e nell’atmosfera dei centri storici.

Alba

Secondo alcuni l’origine del nome Alba sarebbe ligure e significherebbe “Città bianca”.

Nell’età romana il suo nome era Alba Pompeia ed esso appare già in Plinio (III, 5, 49), in Tolomeo (III, I, 48) e in altre fonti.

Nulla si sa sull’origine della città: quasi nello stesso luogo fu scoperta una delle maggiori stazioni neolitiche finora note in Italia.

Della città romana, di forma poligonale, restano notevoli avanzi, fra cui i ruderi di una porta fortificata e delle mura laterizie di cinta, attribuibili agli ultimi tempi della repubblica.

Nel riordinamento provinciale dell’epoca costantiniana, Alba fu compresa nella vasta provincia di Liguria. Nel periodo a partire dal 416 DC per 600 anni la città vide il sorgere ed affermarsi del cristianesimo: il primo vescovo storicamente certo è Lampadio (499). La città ebbe molto a soffrire dalla conquista longobarda. Rimase residenza del vescovo, ma cessò di essere sede dell’amministrazione locale, che fu trasferita a Diano, sui vicini colli della Langa.

Solo più tardi ricomparirà un Comitato albese. Fra i conti di Alba, che appartengono alla famiglia degli Arduinici, è degno di speciale ricordo Oberto, figlio di Oddone e nipote di Arduino III conte di Auriate, che difese come potè Alba contro la rovinosa invasione saracenica.

Alla morte del conte Oberto il governo della regione passò nominalmente ad una famiglia di visconti.

Durante la lotta del Barbarossa contro i comuni, Alba, costretta da Asti, aderisce alla Lega lombarda. Alla fine del 1100 erompono poi tra Alba ed Asti quelle lotte di carattere economico e politico che si trascineranno per tutto il secolo XIII.

Dopo alcune vicissitudini, alla morte di Federico II, comuni e signori ghibellini del Piemonte meridionale si stringono intorno ai due centri, ora congiunti di Alba ed Asti.

Nella grossa guerra contro Tommaso II di Savoia, Alba cerca di sostituirsi ad Asti nella direzione della lega ghibellina: la potenza del comune albese tocca in questo momento l’apogeo, talchè Genova stringe con esso un regolare trattato di commercio. Segue quindi la giurisdizione di Carlo d’Angiò e dopo circa mezzo secolo soggiace alla signoria dei Visconti, che la terranno per un decennio, finchè nel 1356 i cittadini cacciano i milanesi e si sottomettono al marchese di Monferrato, Giovanni II Paleologo.

Nel 1358 Galeazzo Visconti, avutala da Carlo IV, la dà in dote con altre terre alla figlia Violante andata in sposa al duca di Clarence: morto quasi subito dopo, quelle terre entraranno, dopo alcuni passaggi di mano, definitivamente sotto l’egida dello stato Sabaudo a seguito del trattato di Cherasco del 1631.

Nel 1796 i soldati del Bonaparte, comandati da Laharpe, dopo avervi eccitato un tumulto, se ne impadroniscono. Tre anni dopo vengono cacciati ed Alba condividerà da allora le sorti del regno di Sardegna.

Bra

La città di Bra ebbe origine feudale, ad opera soprattutto degli abitanti della vicina Pollentia, che in quei secoli volgeva alla rovina.

Si chiamò allora Brayda, da Praedium, Braidium, Braida, ed ebbe signori feudali potenti e bellicosi, che dal luogo ebbero il nome de Brayda.

Si costituì a comune verso la fine del secolo XII, fece poi parte del dominio di Asti e con essa fu successivamente sottoposta agli Angioini, ai Visconti, agli Orleans.

Nelle guerre tra spagnoli e francesi in Piemonte nella prima metà del sec. XVI appartenne ora agli uni ora agli altri, finchè nel 1552 Emanuele Filiberto di Savoia, a capo di milizie spagnole, l’espugnò e ne distrusse le fortificazioni.

Passata nel 1559 ai duchi sabaudi, riprese nuova vita, si ampliò, s’abbellì e divenne centro di commercio, d’industria e anche di studi.

Bra è la patria del Beato Giuseppe Cottolengo, del latinista G.B. Gandino, dell’archeologo Edoardo Brizio, dello scienziato F.Craveri.

Carmagnola

Si narra che i primi insediamenti risalgano all’epoca dei Vagienni fino a diventare pagus romano.

Carmagnola si avviò a diventare città verso l’anno 1000 DC quando passò prima nelle mani dei conti di Auriate e poi dei Marchesi di Romagnano (1026).

Divenne in seguito feudo dei nobili del Vasto (1142), dei Lomello  e dei Del Carretto. A partire dal 1200 fu parte integrante del Marchesato di Saluzzo e vi rimase fino al 1548. Il periodo del marchesato fu segnato da brevi parentesi, prima sotto i principi d’Acaia (1324), poi sotto i Savoia (1363) ed infine al re di Francia (1375-1410).

Munita di Castello e baluardi, dotata di una zecca, abbellita di chiese e palazzi, fu assai travagliata dalle lotte di di successione al marchesato e dalle guerre contro i vicini potentati.

Fu costretta quindi ad ospitare le truppe di Carlo VIII (1494) e accolse Luigi XII. Nelle guerre tra Francesco I e Carlo V soffrì, con l’alterna vicenda dei dominatori, assalti, saccheggi e gravi pestilenze.

Rimasta ai francesi dopo la battaglia di Ceresole (1544) cadde, dopo fiero assalto, sotto il potere di Carlo Emanuele di Savoia (1588).

Samantellata nel 1694, dopo gli assedi di Catinat (1690-91), cedette progressivamente l’importanza di piazzaforte, acquisendo quella di notevole centro agricolo, commerciale e culturale.

Particolare rilevanza assume nel panorama storico di Carmagnola la figura del Conte Francesco Bussone, famoso anche per essere stato oggetto di uno scritto di Alessandro Manzoni.

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